Jack

Federica D’Avola


“Perché vuoi diventare un cacciatore?” è l’unica domanda che ti pongono all’esame di ammissione.

Mi ero preparato tutta la vita a quel giorno, quella era l’unica strada che volevo percorrere e non potevo fallire.

Molti credono che per diventare un cacciatore basti essere un orfano o un mercenario o, semplicemente, un folle: in realtà, quelli sono tra i primi ad essere scartati. I requisiti fondamentali sono l’onore, il coraggio e l’ingegno; li conoscevo bene, me li ritrovavo incisi sotto la pelle.

Tra le numerose famiglie di cacciatori, la mia era tra le più famose: gli Hunt comandavano numerose divisioni da generazioni ed io avrei fatto lo stesso. Mio padre mi addestrava da quando riuscivo ricordare e non ero certo disposto a deluderlo. Il fallimento non era contemplato nel mio DNA e mai lo sarebbe stato.

Erano passate ore da quando mi ero seduto nell’aula gremita di ragazzi e ragazze in attesa ed ora mi ritrovavo con un piccolo rimasuglio di essi.

Lessi il messaggio d’incoraggiamento che mio padre mi aveva mandato: ne ero felice, ma non bastava a fare passare l’ansia.

Nonostante tutte le regole e la disciplina che il nostro rango imponeva, avevo un buon rapporto con mio padre. Ogni volta che poteva, passava del tempo con me e i miei fratelli; non tutti, nel nostro mondo, potevano permetterselo. La guerra aveva fatto numerose vittime da entrambi i lati. Anche se ora sembrava esserci una tregua, le perdite passate continuavano ad influire sulle scelte future.

“L’uomo degli annunci”, così lo chiamavano i ragazzi che erano con me, mi chiamò a gran voce. Vidi distintamente alcuni degli altri voltarsi a guardarmi, li sentii bisbigliare storie riguardo la mia famiglia che, probabilmente, neanche io conoscevo o che erano solo favole per bambini. In quella stanza, io ero l’unico con quel rango, gli altri erano figli di cadetti o nuove reclute provenienti dal mondo esterno.

Seguii l’uomo dentro un’aula ricca di trofei.

Vi era un tavolo in mezzo alla stanza e, dietro di esso, stavano sedute tre persone in divisa. Riuscii a riconoscere solo l’uomo in mezzo: l’avevo visto parlare spesso con mio padre e sapevo che era sua la più alta carica nel nostro ristretto mondo.

Bill James mi scrutò con i suoi occhi blu e mi indicò la sedia davanti a lui.

“Bene Jack, ti farò la stessa domanda che ho posto ai ragazzi prima di te e che è stata fatta a me e a tuo padre molti anni fa. Perché vuoi diventare un cacciatore?”, chiese, guardandomi negli occhi.

Mi presi alcuni secondi per pensare e distolsi lo sguardo ad osservare i premi attorno a me. Lessi alcuni dei nomi sulle targhette; vi erano molti James, alcuni Sanders, ed altri nomi che non conoscevo molto bene, oltre, ovviamente, agli Hunt che mi avevano preceduto.

Guardai i miei giudici e risposi:

“Perché sarò l’uomo di cui avrete bisogno. Io diventerò il miglior cacciatore che gli Hunt abbiano mai avuto!”

Credo che non dimenticherò mai il volto sorridente di Bill e degli altri due uomini accanto a lui e neanche le sue parole. Ancora oggi, mi risuonano nelle orecchie come allora:

“Non vedo l’ora di vedere quel che saprai fare”

Quella fu la frase che mi fece diventare adulto. Da quel momento, capii di fare realmente parte di quel mondo.

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