“Alla ricerca di un senso”, un documentario per riflettere sulla crisi ambientale

di Vincenza Fanizza

Arriva nelle sale il film “Alla ricerca di un senso” dei registi Nathanael Coste e Marc de la Menardiere.

A 10 anni dal loro ultimo incontro, Nathanael ritrova Marc a New York. Amici dall’infanzia, la vita li aveva allontanati: Nathanael a girare documentari sulla mancanza d’acqua in India, mentre Marc è diventato un guru del marketing, vendendo l’acqua in bottiglia per una multinazionale a New York. Un incidente interrompe il “sogno americano” di Marc che, immobilizzato a letto, finisce per guardare tutta una serie di documentari che Nathanael, prima di partire, gli ha lasciato sulla “mercificazione del mondo”.

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Da quel momento, la sua coscienza non lo lascerà più in pace. Marc dimentica così i suoi piani di carriera e raggiunge Nathanael in India, dove ha inizio un’epopea improvvisata. Equipaggiati di una piccola videocamera e di un microfono, Marc e Nathanael cercano di capire cosa abbia portato all’attuale crisi globale e da dove possa arrivare il cambiamento. Dall’India al Guatemala, passando per San Francisco e l’Ardeche, le loro convinzioni iniziano a vacillare.

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Il documentario, che è stato il “caso cinematografico dell’anno” in Francia (prodotto dal basso, è stato visto da oltre due milioni di spettatori) ha la particolarità di essere stato realizzato da due giovani che mettendosi in scena nel film, raccontano cosa li ha spinti a realizzare la pellicola e a mostrare il loro percorso, a viaggiare per il mondo e incontrare le persone che sono intervistate (tra cui Vandana Shiva, Satish Kumar, Pierre Rabhi). I temi affrontati spaziano dalla critica alla modernità alla crisi ambientale, dalla conoscenza di sé alla forza della società civile.

«La prima tappa del cambiamento consiste nel prendere coscienza che le crisi attuali derivano dal nostro modo di vedere il mondo – dichiarano i due registi – Per i nostri intervistati, da 200 anni la nostra civilizzazione occidentale si è costruita su una visione materialista e meccanicista del mondo. Questa visione ha separato l’uomo dalla natura, il corpo dallo spirito e nega la dimensione interiore e il mistero dalla vita. Questa visione ha eretto la competizione a una legge naturale, l’avidità a una qualità benefica per l’economia, l’accumulazione di beni materiali come finalità dell’esistenza… Ed è mettendo in questione questi dogmi, la loro veridicità e le loro conseguenze, che una metamorfosi individuale e della società può divenire possibile».

Alla ricerca di un senso

«La rivelazione del nostro viaggio è la comprensione che l’uomo e la biosfera formano un tutt’uno interconnesso e interdipendente – continuano i registi – Secondo le saggezze antiche, noi siamo le cellule di un grande organismo vivente. Oggi la nostra incapacità di vederlo ci porta all’autodistruzione. Il fatto che in tutto il mondo tantissime persone condividano questa visione è stata per noi una scoperta. Da questa consapevolezza essi condividono altresì un’indignazione, molto ben espressa da Vandana Shiva: “La reale urgenza è di proteggere le condizioni per vivere sulla Terra!”. Per la nostra generazione, la grande questione è di capire come trasformare questa collera giusta in qualche cosa di positivo che faccia avanzare le cose».


 

  • Vincenza Fanizza

 

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