Appunti irlandesi: la cucina

Adriana Macorini, autrice di Ritrovarsi a Killeshandra ci conduce in un viaggio dentro la cucina irlandese, buon viaggio:


Premetto che non sono una brava cuoca, molto spesso risolvo i miei dilemmi culinari con i surgelati, e che, di conseguenza, mangio per vivere e non vivo per mangiare. Però se ripenso al mio lungo soggiorno in Irlanda, devo dire che associo alcuni ricordi proprio alla mia esperienza mangereccia e culinaria, quando cioè mi sono ritrovata a dover cucinare con ingredienti che non erano parte del mio vissuto.

Ecco perché, parlando di “Ritrovarsi a Killeshandra” , quando una lettrice mi ha chiesto per cosa provo più nostalgia pensando all’Irlanda, ho esitato a rispondere.

Certo a sciorinare i soliti e scontati aspetti si va sul sicuro: vorrei di nuovo immergermi nell’Irish way of life, il cui mix di attualità e storia, di letteratura e tradizioni, di musica e folklore è a dir poco unico, vorrei anche poter godere della natura e dei paesaggi mozzafiato che l’isola offre, in altre parole potrei dire che sento la mancanza di tutto ciò che è elencato su qualsiasi depliant o guida turistica.

Ma, a ragionarci su, devo ammettere che le pietanze tipiche irlandesi sono uno di quegli aspetti della vita di tutti i giorni di cui sento forse più nostalgia, poiché certi sapori e ingredienti sono solo di quel luogo e non li puoi riprodurre a casa tua. E poi perché è proprio vero che è a tavola che si scopre qualcosa della storia del paese e del carattere del popolo che ti ospita.

Non è un caso, infatti, che Kathleen Reynolds, la protagonista molto irlandese diRitrovarsi a Killeshandra, molto spesso è alle prese con la cucina. Oltre a non riuscire ad ottenere da Brigida, la ricetta segreta degli scones, nel racconto molto spesso è impegnata a preparare qualche tipico piatto da offrire al suo giovane ospite americano.

Le tradizioni culinarie irlandesi si basano su ingredienti semplici, genuini, ma i risultati sono nutrienti e di “carattere”, direi, proprio come lo è Kathleen.

L’elemento chiave dell’Irish cuisine sono le patate che, oltre a far la loro comparsa in molte preparazioni, non mancano mai sulla tavola nella loro versione bollita, (mi raccomando si mangiano con la buccia, altrimenti chi vi ospita potrebbe considerarvi un tipo eccentrico). Sono un po’ l’equivalente del pane sulle nostre tavole.

Anche nel passato, delle patate si è fatto sempre un gran consumo e la riduzione della loro produzione ha segnato una delle pagine più tragiche della storia irlandese.

La Grande Carestia, o Great Famine, come è conosciuta in lingua inglese, colpì l’Irlanda tra il 1845 e il 1848 con conseguenze traumatiche per la società contadina del tempo. In quegli anni, infatti, le patate, principale se non unico alimento della popolazione, marcirono a causa di un fungo, che ne distrusse quasi totalmente i raccolti. Il popolo soffrì carestia e fame come mai era successo prima di allora: chi non perì cercò nell’emigrazione (in particolare negli Stati Uniti) una possibilità di sopravvivenza, lasciando dietro a sé disperazione e campagne quasi disabitate.

Proprio dopo la crisi della Grande Carestia, fece la sua comparsa sulle tavole irlandesi il Soda Bread, un pane non lievitato, nella cui miscela viene aggiunto il bicarbonato di sodio. E’ un pane buonissimo, soprattutto se su una spessa fetta si spalma il burro salato, tipico dei numerosi caseifici sparsi un po’ in tutto il paese. A Killeshandra, per la cronaca, si trova il caseificio Lakeland, una cooperativa delle fattorie della zona che produce degli ottimi prodotti caseari. Provare per credere!

Alcuni piatti tipici che vedono protagoniste le patate e che sono riuscita a presentare in tavola, sono sicuramente il Colcannon e le Boxty.

Il Colcannon è un contorno invernale, accompagnato di solito dalla pancetta irlandese lessata, i cui ingredienti principali sono le patate, che vanno lessate e schiacciate con una forchetta, ed il cavolo verza, anch’esso lessato. Le boxty, invece, sono semplicemente dei pancakes di patate fritti nel burro che possono o meno essere mangiate a colazione (la mia padrona di casa a suo tempo così faceva!).

Assieme alle patate, l’altro punto di forza della tavola irlandese è la carne, sia essa di montone o di agnello, di maiale o di manzo.

Uno dei piatti tradizionali per eccellenza è l’Irish Stew, lo stufato di carne di agnello o montone (in questo caso la bollitura va avanti più a lungo per rendere la carne più tenera), a cui vengono aggiunte patate, cipolle, carote ed in alcune varianti anche porri, cavolo e cavolo rapa. Kathleen, infatti, non esita a prepararlo per Cody, proprio per fare onore alla tradizione: se non avete mangiato un piatto di Irish stew, infatti, vi siete persi un pezzo della vita di questa isola.

Ma non è solo la carne a fare la sua comparsa nella tradizione culinaria irlandese. L’Irlanda è un’isola, ricca di laghi e corsi d’acqua, quindi anche il pesce ha la sua importanza. Re della tavola è il salmone: affumicato o meno, è delizioso se accompagnato dalla salsa al whiskey e nei ristoranti lo si può gustare in diversi modi, tipici della contea in cui vi trovate.

Parlando di pesce, non posso non menzionare il Galway Oyster and Sea Food festival, il festival delle ostriche, che si tiene a Galway sulla costa occidentale, nell’ultimo weekend di settembre e che, personalmente, ho sempre molto apprezzato. E’ certamente uno degli eventi gastronomici a cui non si può mancare, anche per chi non ama questo genere di prodotto ittico, soprattutto per l’atmosfera che serpeggia nella piccola città che si affaccia sull’Oceano e perché, in fondo, è un’altra buona occasione per bere dell’ottima Guinness.

Un ultimo appunto sugli scones che tanto affliggono la protagonista della mia storia irlandese. Si tratta di piccoli panini dolci che accompagnano il tè del pomeriggio, ma anche di ogni altro momento della giornata. Degli scones esistono varie versioni: di farina bianca, o di farina integrale (brown scones), con l’uvetta, con i pezzetti di cioccolato, con la frutta secca o con frutti di bosco e mirtilli. C’è poi anche la versione salata che viene farcita ad esempio con il formaggio e infine non va dimenticata quella di Brigida, la cui ricetta ancora nessuno ha scoperto!!

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