Cinema e Donne: Dacia Maraini affronta il tema della violenza di genere

di Vincenza Fanizza


 

Dacia Maraini, scrittrice, sceneggiatrice, conosciuta e tradotta in tutto il mondo, come è noto, ha apportato il suo contributo anche alla lotta per i diritti delle donne. Lo ha fatto tenendo conferenze in giro per il mondo, scrivendo romanzi, pièces di teatro, saggi e articoli di giornale.

Ospite a “Segnare il Tempo”, la 39° edizione del Festival Internazionale di Cinema e Donne, Festival che si è tenuto, a Firenze, al Teatro “La Compagnia” dal 8 al 12 Novembre, ha affrontato, tra gli altri temi, anche il tema della violenza contro le donne.

foto Dacia Maraini

Certo, se guardo agli anni ’70, quando è nato il movimento femminista, molte conquiste sono state ottenute, molte leggi sono cambiate ma è anche vero che c’è stata anche una regressione – ha affermato la scrittrice – Un allarme ci viene dal femminicidio. Ma io non penso che tutti gli uomini che uccidono siano delinquenti, stupratori o picchiatori. Non è così. Sono mariti, compagni. Quando, però, un uomo identifica la propria virilità con il possesso, se questo possesso non c’è più, vanno in crisi”. “Non è un fatto biologico- ha continuato la scrittrice- non ci sono due razze, quella degli uomini e quella delle donne. Ma ci sono due culture: una tradizionale, legata alla divisione dei compiti molto precisa, rigida, una cultura che non accetta i cambiamenti, che resiste ancora ma di questa cultura, a ben guardare, ne fanno parte anche le donne, quelle che hanno introiettato alcuni valori, alcune valenze, alcune idee e credono, ad esempio, che l’unico modo per vivere e ritagliarsi un posto nel mondo sia il linguaggio della seduzione ma queste donne sbagliano perché si autolimitano perché le donne sono complesse, sono fatte anche di idee, di pensieri, di carattere Se, invece, riducono tutto al linguaggio della seduzione, semplificano il loro modo di stare al mondo, cancellano tutte le altre loro possibilità e quindi fanno violenza a se stesse. E’ quello che vediamo nella pubblicità, nel cinema, nella televisione e che viene imitato da tante donne che usano solo questo linguaggio perché credono sia l’unico per vivere nel mondo. C’è, invece, poi la cultura, che accetta i cambiamenti, che rispetta il corpo, la persona come sacri. Ma questa, oggi, non è ancora la cultura di tutti”.

foto la compagnia

Poi Dacia Maraini ha ricordato il suo amico Pier Paolo Pasolini: “Nei suoi scritti era provocatorio- ha affermato- ma nella vita quotidiana, invece, era un uomo mite, dolcissimo. Aveva un grande amore per sua madre, Mi ricordo che quando eravamo in Africa, percorreva moltissimi chilometri per trovare un telefono e poter chiamare sua madre. Sentiva il bisogno di parlare ogni giorno con lei. La sua morte, così violenta, per me resta un mistero”.

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E a proposito della cantante Maria Callas ha rivelato: “Quando ho saputo che sarebbe venuta con noi in viaggio ero un po’ preoccupata perché sul palcoscenico la vedevo imponente, mi sembrava grintosa, una tigre e invece, quando l’ho conosciuta, mi sono accorta che era timida, fragile. Mi sembrava una bambina ingenua, bisognosa di protezione”.

Al 39° Festival Internazionale di Cinema e Donne Dacia Maraini ha ricevuto il “Premio Gilda alla carriera” per il suo rapporto con il cinema. Infatti ha sceneggiato film importanti per grandi autori. Ha lavorato con Pasolini, Ferreri, von Trotta, Faenza e altri ancora. Alcune attrici hanno regalato ai suoi personaggi interpretazioni indimenticabili, come Monica Vitti in “Teresa la ladra”, Hanna Shygulla e Isabelle Huppert in “Storia di Piera”, Emanuelle Labout nel film “La lunga vita di Marianna Ucria”.

  • Vincenza Fanizza
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