“Domani”, il film che vuole salvare il futuro

di Vincenza Fanizza

Esce, anche in Italia, “Domani”, il film che vuole salvare il futuro.

In Francia oltre 100 mila persone hanno donato soldi per finanziarlo, più di un milione lo hanno visto, poi sono cominciate le proiezioni nelle scuole e i dibattiti pubblici.

Il documentario parte da una domanda: e se mostrare delle soluzioni, raccontare una storia che fa del bene fosse il miglior modo per risolvere le crisi ecologiche, economiche e sociali che colpiscono i nostri Paesi? In seguito alla pubblicazione di uno studio che ha annunciato la possibile scomparsa di una parte dell’umanità entro il 2100, i registi Cyril Dion e Mélanie Laurent sono partiti con una squadra di quattro persone per indagare in dieci Paesi differenti cosa potrebbe causare la catastrofe e soprattutto come evitarla.

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Domani è dunque un documentario on the road, che attraversa parte dell’Europa e degli Stati Uniti e approda fino in India e all’isola della Réunion, alla ricerca degli esempi virtuosi

Durante il viaggio, i protagonisti del film incontrano i nuovi pionieri che reinventano l’agricoltura, il settore energetico, l’economia, la democrazia e la formazione. Mettendo insieme queste iniziative positive e concrete che funzionano già, cominciano a vedere emergere quello che potrebbe essere il mondo di domani.

La rivoluzione delle monete “aperte”, i sistemi di produzione agricola locale senza petrolio o meccanizzazione, le regioni che producono più energia rinnovabile di quanta ne consumino, i modelli di amministrazione che consentono a migliaia di cittadini di partecipare alla stesura della costituzione del loro paese: giorno dopo giorno, i due autori registrano la difficoltà di promuovere questi sistemi altamente efficienti, e incontrano gruppi di persone che sono riusciti a farlo nel posto in cui vivono, superando tutti gli ostacoli. Gradualmente, prendono coscienza del fatto che tutti questi soggetti sono interdipendenti: cambiare il modello agricolo significa cambiare il modello energetico; cambiare il modello energetico significa necessariamente ripensare la gestione del territorio; riorganizzare il territorio presuppone una revisione dei nostri modelli economici; cambiare l’economia significa cambiare gli esseri umani, e quindi il sistema scolastico va completamente trasformato. Infine, affinché tutti questi cambiamenti abbiano luogo, anche i nostri sistemi democratici devono evolversi.

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Trattandosi di gente di cinema, alle prese con i primi figli e le prime enormi inquietudini sul (loro) futuro, Dion, Laurent e compagni, sanno evitare la trappola del didascalismo, lavorando sulla musica e sulle immagini, ma non fanno sconti sul livello di complessità dei discorsi in campo, pena la conversione del documentario esplorativo in un manifesto umanista ed ecologista, senza piedi per terra. Al contrario, il film è così denso che, per facilitarne la visione e la comprensione al pubblico giovane che più la meriterebbe, andrebbe preso a piccolo dosi, un capitolo alla settimana.


 

  • Vincenza Fanizza
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