“Green Blood” di M.Kakizaki

Boom! Questo è stato il mio primo pensiero quando, un paio d’anni fa, ho messo per la prima volta le mani su Green Blood, questo manga, ed è stato il mio primo pensiero oggi, quando ho finito la rilettura per la recensione. La storia, che si snoda tra Manhattan e Missouri, Kansas e Montana, è di una potenza incredibile: viene raccontato il viaggio di due fratelli attraverso gli Stati Uniti per ritrovare il padre, che li ha abbandonati da bambini, e vendicarsi. Brad e Luke partono dai Five Points, dove regnano le gang: i due fratelli non potrebbero essere più diversi, ingenuo e gran lavoratore uno, apparentemente un perdigiorno l’altro, che però di notte si trasforma nel killer senza scrupoli Grim Reaper.

 

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Scritto così non pare nulla di eclatante, lo so.

Bisogna però aggiungere alla descrizione la crudezza di ogni pagina, sia per quanto riguarda la trama, sia per quanto riguarda i disegni: l’edizione italiana parla di “atmosfere alla Tarantino” e – anche se io credo che il richiamo più forte sia al Martin Scorsese di Gangs of New York (con cui la storia condivide anche l’ambientazione) – non si tratta di un’esagerazione. In fondo, lo stesso autore conferma di essersi innamorato del genere spaghetti western guardando Django!

 

Il motivo per cui ho deciso di iniziare quest’opera non è niente di che. Non ho assolutamente intenzione di sparare frasi a effetto come “Ho deciso di scrivere Green Blood perché volevo che i lettori conoscessero più approfonditamente la storia americana del diciannovesimo secolo”, o “perché volevo parlare della confusionaria situazione americana nel corso della guerra di secessione”. La cosa è molto più semplice: “Ebbene sì, adoro i film western!”

 

Questa adorazione per il western emerge nettamente anche dalla storia, dove il lettore più attento potrà riconoscere citazioni e tributi (primo fra tutti, la mancata esecuzione a Kansas City che richiama immediatamente alla memoria “Il buono, il brutto, il cattivo”), e dalla precisione quasi maniacale con cui sono rappresentati vestiti e armi, ma anche dagli scenari dettagliatissimi che descrivono alla perfezione la corruzione e il degrado che fanno da cornice a tutta la storia. I personaggi hanno tutti una personalità forte e molto ben definita, con i protagonisti (i fratelli Brad e Luke) caratterizzati alla perfezione, pur essendo sicuramente i più controversi e profondi. Quello che può sembrare un punto debole di Green Blood, cioè la presenza di alcuni stereotipi (il personaggio crudele che però in realtà ha un grande cuore, i dialoghi che a tratti possono apparire molto banali o addirittura ripetitivi, l’estremizzazione della vita difficile degli irlandesi immigrati in America o dei Sioux che vengono cacciati dal loro territorio), in realtà è perfettamente in linea con l’idea di ricreare l’atmosfera di un classico western.

 

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Infine, arriviamo a quello che rende questo manga imperdibile: i disegni sono clamorosi. Non esagero dicendo che, durante la lettura, spesso mi sono incantato su certe tavole, lasciando da parte la storia per gustarmi ogni dettaglio. I disegni sono dinamici, sono sporchi, polverosi, con dei chiaro-scuro marcatissimi, dettagliati, e ancora sporchi, energici. La tecnica è veramente ineccepibile, insomma, sia per l’attenzione già citata ad ogni singolo particolare, sia per le linee dinamiche sapientemente utilizzate in ogni scena di combattimento, le tavole grandi e silenziose che spezzano momenti di violenza estrema, il dripping che rende le tavole sporche, ma allo stesso tempo impreziosite, quasi fossero dei piccoli quadri.

 

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Se vi capita tra le mani, sfogliatelo. Lasciatevi catturare da questi disegni meravigliosi, restate con gli occhi appiccicati alla pagina nel seguire il tratto vibrante dell’autore nel descrivere i fremiti dei protagonisti e, infine, leggetelo.

Leggete Green Blood, ne varrà la pena, fidatevi.

  • MITEE

 

MITEE è un collettivo creativo di nerd amanti dei fumetti, che prende il nome da una citazione di Alan Moore: “Madness Is The Emergency Exit” (The killing joke). Il collettivo ha partecipato a numerosi progetti, cambiando sempre nome, cercando di non pietrificarsi in un’identità; per questo motivo, quando abbiamo incontrato la Germani Editore a Pisa, abbiamo chiesto espressamente di non individualizzare il nostro lavoro.

MITEE è composto sia da donne che da uomini, sia da anziani che da giovani ed è geograficamente diffuso.

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