Intervista a V. Fanizza, autrice di “La mia storia inventata”

Valerio Benedetto intervista Vincenza Fanizza, autrice di “La mia storia inventata”, e-book edito da Germani Editore nell’estate del 2016.

Link Amazon dell’e-book


 

D: Partiamo dal principio, all’inizio di tutto è presente una dedica ai “più piccoli della tua tribù“, vuoi dirci chi sono? Hanno avuto modo di leggere o farsi leggere il testo? Cosa ne pensano?

R:Sono i più piccoli della mia famiglia. Martina vorrebbe che qualcuno, ogni giorno, le legga “La mia storia inventata” perché ama molto ascoltare le storie. Tommaso e Mattia, invece, sono ancora troppo piccoli per interessarsi ai libri.

D: Questa grande passione per il mare, per gli spazi naturali legati ad esso, per tutti i suoi dettagli. Emerge un rapporto molto profondo. Cosa rappresenta il mare per te?

R:Non so che cosa rappresenta per me il mare, ma so che non ne posso fare a meno. E’ come un grande amore. Vorrei vivere sempre accanto. Non mi basta mai. Se sono lontana, mi manca.

D: E cosa rappresenta o offre il mare alle più giovani generazioni?

R:Ai giovani il mare può offrire tantissime possibilità, di svago, di sport, di conoscenza dell’ambiente, di viaggi, di libertà.

D: Come tu stessa dici, hai usato un doppio registro, in alcuni capitoli descrivi delle persone, in altri racconti la tua storia. Questa struttura è stata voluta o è emersa singolarmente?

R: Era un pomeriggio piovoso e ho iniziato a scrivere. Non ho cercato di strutturare il pensiero. E’ stato tutto molto spontaneo. Man mano che scrivevo, i ricordi affioravano. Mi è sembrato giusto usare due linguaggi.

D: Proprio parlando dei capitoli, bellissima l’idea di suddividere il testo in “Onde“. Come ti è venuta questa idea? Leggendo si ha spesso l’impressione di ascoltare, tra un capitolo e l’altro, il rumore dell’acqua che viene e torna via. E’ capitato anche a te mentre scrivevi?

R: Devo rivelarti che l’idea non è mia, ma è un suggerimento dell’editore. Ma devo anche aggiungere che l’idea di queste onde che si rincorrevano nei capitoli mi è piaciuta subito e l’ho trovata molto suggestiva ma soprattutto, in quel momento, ho avuto l’impressione di essere stata capita perché io e l’editore eravamo, per restare in tema, sulla stessa “lunghezza d’onda”.

D: Racconti anche le tue esperienze formative e lavorative. Mi ha molto interessato il tuo viaggio in Francia, un Erasmus ante-litteram. Consiglieresti ai giovani esperienze di questo tipo? Torni spesso in Francia? Senti di avere ancora un legame profondo con quel paese?

R: E’ stata un’esperienza molto bella, mi ha aiutato a crescere e a confrontarmi con altre culture e diverse concezioni del vivere. Certo, consiglio ai giovani esperienze come queste o diverse. L’importante è viaggiare e conoscere altri mondi. Sì, sono tornata altre volte in Francia, ma non ho ritrovato la magia di quegli anni. Non so se ho un legame profondo, ma devo ammettere che la Francia esercita su di me un grande fascino.

D: Il tuo libro riesce a far percepire la sensazione eterea del Tempo che scorre via. Lo definiresti un libro nostalgico? Caratterialmente sei nostalgica?

R: No, non vuole essere un libro nostalgico. Racconta una storia e la nostalgia fa parte della vita. Non credo di essere nostalgica

D: Un’altra tua grande passione è la scuola; come la cambieresti? Cosa vorresti portare nella scuola del futuro e cosa vorresti togliere?

R: Questa domanda richiede una lunga risposta. 

Alla scuola ho dedicato un mio precedente libro: ”Per chi suona la campanella”, pubblicato da Valore Scuola.

La scuola rappresenta una grande opportunità per tutti. Dall’importanza che si dà all’istruzione dipende il futuro di un paese. E invece, in questi ultimi anni, la scuola pubblica subisce continuamente molti tagli, troppi e ingiustificati, da parte del Governo.

D: Ma come tu stessa dici, non tutto finisce con la scuola e con il mare, ti occupi anche di giornalismo. Cosa ha rappresentato il giornalismo nella tua vita? Quali aspetti cerchi di privilegiare nella tua “seconda vita” da giornalista?

R: Il giornalismo mi ha rivelato il grande potere delle parole e l’importanza di raccontare la realtà. In questi anni mi sono occupata di scuola, cinema, arte, ambiente, libri e ogni volta ho allargato i miei orizzonti e ho imparato qualcosa di nuovo. Detesto, invece, seguire la cronaca nera, non ho voglia di soffermare la mia attenzione sulla violenza del mondo. Mi piace, poi, come racconto anche nel libro, conoscere “da vicino” persone che non fanno parte della mia vita di tutti i giorni: registi, scrittori, attori, artisti, politici. A volte mi è capitato di incontrare persone davvero “speciali” e, in quei momenti, ho pensato che questo privilegio, che il giornalismo offre, è sicuramente uno degli aspetti positivi di questo mestiere.

D: Sei una persona poliedrica e con moltissimi interessi, hai mai pensato che l’ambiente socio-culturale italiano, penalizzi persone con molti interessi a vantaggio di personalità più “monocromatiche”?

R: Sì, ho molti interessi ma un’unica passione: mi piace scrivere e forse è proprio questa passione a tenerli legati tutti. Certo il nostro mondo richiede sempre di più una cultura specialistica, ma se da una parte è un bene, dall’altra , secondo me, è anche un impoverimento. Ho conosciuto, ad esempio, dei medici, che nel loro ristretto campo specialistico, erano bravissimi, ma se uscivi da quell’ambito, sembravano quasi ignoranti.

D: Come hai incontrato la Germani Editore? E come sono i tuoi rapporti con la casa editrice?

R:Avevo letto alcuni libri di Germani Editore. Mi erano piaciuti e ho pensato di contattarli. Ho scoperto, così, un editore intelligente, sensibile, che “cura” con passione i libri che pubblica. Sono sicura che farà molta strada.

D: Ho letto con molto interesse le descrizioni storiche e geografiche dell’Isola d’Elba. Mi sono reso conto che si tratta di posti noti, ma al contempo sconosciuti e che forse questa è proprio la natura dell’essere “Isola“: la convivenza tra ciò che è noto e ciò non lo è. Che rapporto hai con l’Isola d’Elba? La consideri una seconda casa?

R: Quando ritorno all’Elba e ritrovo il mare, sono molto felice perché ritrovo la mia infanzia, la mia casa, la parte più vitale di me stessa.

D: Purtroppo l’intervista finisce qui. Ti rinnovo i miei auguri per questo bel libro. A presto.

R: Grazie e a presto.

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