“Safari”, il documentario che indaga sul rapporto dell’uomo con la natura, la caccia e il desiderio di uccidere

Di Vincenza Fanizza


Arriva nelle sale, dopo il Festival di Venezia, il documentario “Safari” dell’austriaco Ulrich Seidl.

Nel film il regista segue con la sua troupe alcuni vacanzieri tedeschi e austriaci che si recano in Africa per un safari di caccia grossa e fotografico.

Zebre, antilopi, gnu, perfino giraffe, secondo un listino che prevede un determinato prezzo per ogni tipo di animale, vengono uccisi da cacciatori armati di tutto punto, con fucili di ultima generazione, dai quali è quasi impossibile difendersi.

Safari 1

Una volta ucciso l’animale, i protagonisti si mettono in posa, soddisfatti, per le foto di rito da mostrare al loro ritorno a casa.

Il regista riesce a cogliere il senso di “normalità” che vivono le persone che praticano questo tipo di caccia, per nulla preoccupate per l’enorme danno all’ecosistema o della salvaguardia di specie animali da tutelare, come patrimonio dell’umanità.

Safari 2

Non volevo mostrare le abitudini della caccia grossa dei ricchi e famosi, degli sceicchi, oligarchi o membri di qualche casa reale, bensì di quanto accade normalmente – ha affermato il regista – Oggigiorno la caccia in Africa è alla portata della classe media. E per alcuni cacciatori del mondo occidentale, della Cina o della Russia un viaggio in Africa, una o più volte l’anno, per cacciare giornalmente, è ormai un fatto scontato. Normalmente ciò significa che si abbattono due animali al giorno, uno la mattina e uno il pomeriggio. Volevo mostrare come avviene la caccia e scoprire cosa provano gli esseri umani che vi partecipano”.

Safari 3

E a partire dalla caccia, il documentario va ad indagare sul rapporto dell’uomo con la natura e con gli animali: le persone che hanno un animale domestico, secondo il regista, lo sottomettono per i loro bisogni emotivi; i cacciatori esprimono invece la loro brama di potere attraverso la passione per la caccia e l’atto d’uccidere. Desiderio di uccidere che se nei secoli passati ha avuto come fine la sopravvivenza dell’uomo, oggi, nella ricca e opulenta società occidentale, esprime solo una volontà distruttiva.

L’uomo ha distrutto e continua a distruggere le basi della propria esistenza – conclude il regista- sfruttando sconsideratamente la natura. Ed è questo che simbolicamente è rappresentato dall’abbattimento degli animali in Africa”.

Safari-locandina


  • Vincenza Fanizza
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