“Planetary”, il film che sta incantando il mondo

Di Vincenza Fanizza

Arriva nelle sale “Planetary”, un film potente che ha la capacità di emozionare ma anche di ricordarci che siamo connessi con qualcosa di molto più grande.

Si tratta un lavoro corale, un racconto a più voci, un appello, un viaggio. Immagini spettacolari, video e testimonianze sulla storia più affascinante e coinvolgente che ci sia: quella del nostro Pianeta.

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Il regista Guy Ried ci invita a guardare indietro e ripercorrere attraverso le tappe più importanti e le esperienze più emozionanti che l’uomo ha collezionato fino a oggi, il passato della Terra. O almeno, ciò che conosciamo di essa.

Orgoglio, meraviglia, stupore, ma anche senso di piccolezza, di impotenza: siamo colti da moltissime sensazioni e oscilliamo tra diversi punti di vista. Ma tutto ci guida verso un senso di comune appartenenza al nostro pianeta; alla scoperta che tutto è connesso, in primo luogo noi stessi, la nostra specie, come tutte quello che popolano la Terra, e del nostro futuro. Facciamo tutti parte di questo piccolo, grande, straordinario Pianeta.

foto film pianeta2

Dalle straordinarie immagini della via Lattea delle missioni Apollo della NASA, ai monasteri Buddisti dell’Himalaya; dai suoni che fanno da sottofondo alle megalopoli della Terra, come Tokyo e New York, alle voci narranti pacate e intimiste degli astronauti, testimoni di un punto di vista unico sul nostro Pianeta. Interventi di persone molto differenti tra loro ma tutte legate dalla riscoperta dell’essere umano e del suo intimo contatto con la Terra (come Mae Jemison, la prima donna afro-americana ad andare nello spazio, l’antropologo Wade Davis, un monaco buddista tibetano della scuola Kagyu).

foto pianeta 3

“Planetary” mette anche in luce la crisi globale di prospettiva in cui ci troviamo oggi. E cioè che tutto è collegato e che ogni nostra azione determina conseguenze che si ripercuotono su tutto e su tutti. Campanello d’allarme, monito, racconto: questo documentario obbliga a riflettere, a ripensare a noi stessi in maniera diversa. Non come ospiti di un luogo, ma come parte integrante di esso.

Guy Ried è un regista pluripremiato, speaker e fotografo, specializzato in filosofia orientale, ecologia e sviluppo sostenibile. Nel 2010 ha fondato con Steve Watts Kennedy e Christoph Ferstad “Collective”, un’organizzazione creativa dedicata alla visione del mondo. Attraverso cinema, installazioni, fotografia e tecnologia cerca di raccontare la storia “dell’interdipendenza”. “Collective” crede fermamente nella potenza delle opere creative per cambiare le prospettive, la vita e, in ultima analisi, il pianeta.

 

foto pianeta 4


 

  • Vincenza Fanizza

 

 

 

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